AutoOsservazione, obiettivi e coscienza collettiva

,AutoOsservazione e coscienza collettiva

Si dice da qualche parte che bisogna iniziare dalla fine… dall’obiettivo.
Bisogna porsi un obiettivo

Bisogna però sapere anche che, ciò che si crea è sostanzialmente ciò a cui si dà importanza.

Se diamo importanza al presente, indipendentemente da quello che l’ha causato, rafforziamo ciò che c’è, che ci piaccia o no, lo rafforziamo.
Se comprendiamo la causa di quel che c’è ora e la individuiamo nel passato dandogli importanza, lo rafforziamo comunque nel presente, se pensiamo che va tutto male per quella scelta sbagliata del passato, la rafforziamo e radichiamo sempre nel presente.
Lo stesso se la individuiamo nel futuro, in un obiettivo che adesso ci sembra troppo audace o comunque oltre la nostra portata.

Ciò a cui diamo importanza, si crea, si rafforza e si radica nel presente, indipendentemente dalla sua provenienza, passata o futura che sia.

Il momento in cui viviamo davvero è ovviamente sempre il presente, adesso.

Se il presente non ci piace, il fatto stesso che non ci piace gli dà energia, importanza e potere proprio nell’aspetto che non ci piace.

Prova a prenderne coscienza, osserva, ciò che non ti piace provoca un passaggio anomalo di energia in te, la senti proprio fisicamente!

Non è solo teoria, è proprio una cosa fisica.
Sta accadendo dentro di te, adesso.
Stai usando la tua energia vitale per alimentare qualcosa che non ti piace proprio adesso mentre ci stai pensando e questa tua energia va a rafforzare ciò che stai pensando, indipendentemente dal fatto che la vuoi o no ma solo perché le stai dando importanza.
Tutto è energia, energia vitale! che ognuno di noi produce così come abbiamo appena detto.

Se proviamo ad attingere dal futuro con sentimenti come la speranza, porteremo dentro a questo momento l’energia della speranza… e aspetta e spera… chi di speranza vive… ecc.
Se attingiamo dal futuro qualcosa di buono ma con un sentimento di desiderio che prende vita dalla mancanza, dal senso di mancanza, continueremo a portare nel presente altra mancanza.
È sempre il sentimento che sta più in profondità che si realizza, non quello superficiale della mente, non quello del nostro obiettivo mentale.
Lo stesso se adiamo al passato.

Se attingiamo dai nostri ricordi di momenti di gloria passati e lo facciamo con nostalgia, dando inconsapevolmente importanza alla nostalgia, sarà questa a venire a realizzarsi, a materializzarsi nel nostro presente facendoci fare scelte che ci faranno stare sempre nella nostalgia dei bei tempi andati, creando anche autosabotaggi inconsapevoli pur di mantenere questo scenario in cui la nostalgia la fa da padrona.
Lo stesso accade con qualunque altra emotività di base, buona o meno buona che sia.

 

In ogni cosa che sentiamo, dobbiamo cercare di arrivare alla emotività profonda, quella di base.
Dobbiamo sentirla, prenderne coscienza, “ascoltarla”, farla circolare nel nostro corpo fisico e anche nel corpo energetico intorno a noi se lei (l’emotività profonda) lo richiede.
Dobbiamo darle sfogo totalmente in noi, intorno a noi, nel nostro campo energetico, nel nostro ambiente emotivo, nel nostro ambiente fisico, nel nostro ambiente circostante. Dobbiamo lasciarla fluire liberamente, “nel giusto modo” di cui parleremo più avanti.

 

Ciò che stiamo “cercando” in realtà non è l’oggetto del nostro desiderio ma un qualcosa che ci faccia “sentire” e “percepire” quella emotività profonda.
L’oggetto del nostro desiderio è in realtà solo un mezzo che la nostra emotività profonda ci suggerisce, è lei, la nostra emotività profonda la suggeritrice dell’idea che abbiamo avuto, è lei quella che ci “mette in testa” le cose, è lei quella che ci fa “pensare in un certo modo”, la nostra emotività profonda è in realtà anche l’energia che ci dà la forza per muoverci verso i nostri “obiettivi”, verso quegli obiettivi che lei stessa ci ha messo in testa, ci ha suggerito di sana pianta oppure facendoci “notare” qualcosa intorno a noi, qualcosa che poi ci ha fatto “piacere” al punto da trasformarla in un obiettivo o un desiderio.
Ma è anche la stessa energia che ci fa pensare a tutto quello che stiamo pensando adesso, indipendentemente dagli obiettivi più grossi ed evidenti.

 

Quella emotività profonda è la causa primaria della nostra vita sia come individui che come collettività.

 

Non c’è nulla di logico secondo la logica della mente, ma solo se riesci a toccare quel punto profondo di te stesso vedi qualcosa che ha un senso, qualcosa che ha una coerenza visibile.

 

L’emotività profonda è un pezzetto della nostra infanzia, è un frammento di un ricordo d’infanzia, è tutto quello che possiamo percepire e “ricordare veramente” oggi, di quel ricordo d’infanzia di cui non sappiamo più nulla a livello cosciente e mentale.
È l’originale di quel ricordo, l’unica parte mai alterata o elaborata dagli eventi successivi, che riguarda quel ricordo d’infanzia.
È ciò che abbiamo sentito e percepito in quel momento d’infanzia, è il COME e sottolineo soprattutto IL COME L’ABBIAMO PERCEPITO in quel momento, è l’unico modo che abbiamo oggi per rivivere (e ricevere) quel momento d’infanzia in modo coerente, corretto e vero.

 

Bambino interiore.

Noi non sappiamo più comunicare con i bambini, non abbiamo più la capacità di comunicare con un bambino nello stesso modo come loro comunicano tra di loro, perfino quando non sanno ancora parlare, o meglio, quando non hanno ancora imparato il nostro linguaggio di “adulti”, dimenticando il loro linguaggio d’infanzia, perché se ci pensi, se due bambini di pochi mesi comunicano, ed è evidente che lo fanno, è evidente anche che hanno già una forma di linguaggio innato, chiaro, efficace.

 

Ciò che viviamo lo memorizziamo nel momento in cui lo viviamo, con gli stati d’animo che abbiamo in quel momento, in questo momento.
Se rileggi un libro dopo qualche mese, lo stesso libro ti insegnerà qualcosa di nuovo che non ti ha insegnato alla prima lettura, questo perché il tuo stato d’animo è sicuramente diverso, la tua emotività profonda è sicuramente diversa, le tue percezioni e le tue focalizzazioni mentali sono sicuramente diversi.

Un libro importante andrebbe letto almeno 4 volte, una per ogni stagione dell’anno perché cambia inevitabilmente l’emotività profonda anche con il cambiare delle stagioni.

Ciò che abbiamo vissuto nell’infanzia, l’abbiamo memorizzato in quel momento, con tutte le percezioni di quel momento, con l’importanza che gli ha dato il bambino che eravamo in quel momento, con la comprensione e consapevolezza che aveva il bambino che eravamo in quel momento.

Se non riusciamo più a comunicare alla pari con un qualunque bambino, non possiamo comunicare e comprendere nemmeno con il nostro bambino interiore, con quel insieme di ricordi della nostra infanzia che oggi emergono attraverso le nostre emotività profonde.

Non possiamo comunicare a livello mentale, cioè non possiamo capire mentalmente ciò che emerge, ma possiamo sentirlo dentro noi stessi, a cominciare dal ascolto di quel che accade nel corpo.
Le sensazioni che sentiamo nel corpo sono la copia fedele di quel che abbiamo sentito in quel momento d’infanzia.
Se ci facciamo caso, se ci permettiamo di lasciarle fluire, se stiamo zitti con la mente, consapevoli che non potremmo capire nulla per quel che intendiamo il capire da adulti che siamo oggi, se stiamo zitti con le parole, silenziosamente consapevoli che le nostre attuali parole sono di un linguaggio e significato diverso da quello che sta emergendo, se ascoltiamo il nostro corpo e le sensazioni o energie che si stanno muovendo, consapevoli che questa è la versione originale del nostro ricordo d’infanzia che sta “parlando”, pur senza dire nulla, comprenderemo qualcosa di importante per noi, non aspettiamoci una comprensione mentale, ma una sensazione di comprensione, tutto qui.

 

Se abbiamo capito tutto quello che è stato detto fin qui, le sensazioni silenziose che generano o sono la nostra emotività profonda, sostanzialmente guidano i nostri passi, il nostro parlare, il nostro stare nel mondo. Guidano le nostre scelte, focalizzano la nostra attenzione, danno o tolgono energia vitale, l’energia che ci fa muovere, pensare e vivere, così come stiamo facendo, inconsapevolmente.

 

Sono anche ciò che ci fa stare male quando per troppo tempo non ne prendiamo coscienza.

 

L’emotività profonda “si genera” in qualche parte del corpo, da lì prende energia, da quella parte del nostro corpo, togliendola all’organo dal quale prende energia oppure facendo in modo che in quel punto del corpo arrivi altra energia proveniente dagli altri organi.
In un modo o nell’altro in quel punto dove si genera l’emotività profonda avviene uno scompenso energetico che se nutrito per troppo tempo degenera in malattia.

 

Il nutrimento dell’emotività avviene attraverso la necessità di rafforzare la sua manifestazione, la necessità di rafforzare la manifestazione dell’emotività profonda avviene perché evidentemente non è stata ancora sentita abbastanza, non è stata ascoltata, non è stata vista, non è stata percepita nel giusto modo.

Quanto più ignoriamo i sintomi, più addirittura ci rifiutiamo! di “sentire” la nostra emotività profonda, tanto più essa rafforzerà la sua manifestazione, fino anche alla distruzione dell’organo dal quale prende energia.

Ricapitolando.
Abbiamo degli obiettivi, abbiamo visto in profondità cosa ci trasmettono?
Abbiamo compreso che c’è una emotività profonda che guida le nostre scelte, la nostra focalizzazione mentale, la nostra vita.
Abbiamo visto che questa emotività profonda prende energia da qualche parte nel corpo e può arrivare a prosciugare l’organo interessato o farlo scoppiare di energia.
Abbiamo capito che, pur essendo qualcosa di quasi impercettibile per una persona poco allenata e molto distratta, è però determinante nella vita.
Abbiamo visto il collegamento, il filo conduttore tra tutto e abbiamo anche accennato a cosa serve fare, cosa che adesso ripetiamo con qualche particolare in più.

 

L’AutoOsservazione consapevole.

Si può partire dagli obiettivi mancati oppure da un dolore o sofferenza sia fisica che psichica che si sta vivendo.

Si fanno dei respiri consapevoli, cioè si prende coscienza del fatto che stiamo respirando, senza correggere nulla volontariamente
Vedi solo come stai respirando, prendine coscienza e lascia fluire il tuo respiro come lui vuole, non devi fare altro che vederlo senza pensare se è corretto o buono, prendine coscienza e basta.
Quando ci si sente pronti, si osserva il proprio corpo ponendo l’attenzione su qualche parte che richiama la nostra attenzione.
Questo richiamo di attenzione potrebbe spostarsi in altre parti,non succede sempre, se accade tu lo seguirai senza porti domande, se resta lì, va bene ugualmente.
Si osserva ciò che emerge, senza cercare di capire cosa sia, accetti quello che c’è, sappiamo già che è una memoria d’infanzia che non possiamo capire al livello mentale, la ascolti in silenzio e basta.
La sensazione molto spesso si amplifica, questo è un buon segno, vuol dire che molti frammenti della tua mente distratta stanno ritornando a te stai facendo un lavoro di AutoOsservazione corretto.
Potrebbe diventare “doloroso” (non necessariamente) ma non è la realtà. In realtà sta solo aumentando la tua percezione di qualcosa che già faceva tanto male ma non ne avevi coscienza perché avevi imparato a “distrarti”, a non pensarci.
Adesso che tutte le tue parti mentali distratte stanno ritornando a te, tu lo senti. Ne stai prendendo coscienza pienamente, il dolore te lo ripeto, in realtà non sta aumentando, ciò che aumenta è solo la tua percezione, la tua presa di coscienza.
Resta qui, accogli il dolore di quel bambino che eri e che non avevi ascoltato per tanto tempo. Non è un estraneo, sei tu nella tua profondità.
Lascia che ti si mostri totalmente e “senti” dentro di te.
La tua mente è entrata in contatto diretto con il tuo bambino interiore, sono vicini, silenziosi, come in un abbraccio, ma non immaginare nulla dalla mente, lascia che venga ciò che deve venire, liberamente, non immaginare nulla, lascia fluire.

Prenditi il tempo che serve, tranquillamente.

La sensazione dopo un picco di percezione andrà gradualmente ad allentarsi accompagnato da una sensazione di leggerezza, di liberazione, qualcosa di buono.

Quando senti che la sensazione è ormai “digerita”, ritorna a percepire il tuo respiro, semplicemente, senza cambiare nulla, sentilo e basta così come viene, osservalo solamente.

Quando sei pronto, qualcosa ti farà capire che per oggi basta così.

Ringrazia te stesso per ciò che ti sei permesso di fare.

Sappi che di ricordi d’infanzia da ascoltare ce ne sono centinaia, non è con questa prima esperienza che risolverai la tua vita, ma di solito l’inconscio, il nostro bambino interiore, per le prime volte ti darà da vedere qualcosa che sarà molto evidente, qualcosa che ti farà molto piacere.

 

Ancora una cosa importantissima.
L’intenzione.

Se ci siamo capiti, si tratta di recuperare il dialogo con il nostro bambino interiore.
Se l’intenzione in queste AutoOsservazioni sarà quella di “sistemare la vita”, funzionerà poche volte, poi non ci saranno più risultati perché in profondità sarà come aver detto al nostro bambino interiore di fare subito a toglierci queste noie, come dirgli che ne abbiamo abbastanza delle sue manifestazioni che ci rovinano la vita materiale. Che reazione ti aspetti dopo un po’?

Se invece riesci a metterti in questa AutoOsservazione con l’intenzione di dare ascolto al tuo bambino interiore, tutto sarà diverso e la guida che ti darà lui stesso sarà qualcosa di meraviglioso.

Ti dico anche che se lo farai con la giusta intenzione, nei minuti che ti serviranno per questa AutoOsservazione il mondo si dimenticherà di te, il telefono non squillerà, nessuno ti distrarrà, sarete solo tu e il tuo bambino interiore fino alla fine della AutoOsservazione.

Ci sono altri livelli di AutoOsservazione molto più profondi di cui non serve parlarne, chi farà questo lavoro quotidianamente ci arriverà da solo, chi non farà questo lavoro, non potrebbe mai capire, ma sappiate che c’è molto altro oltre questo lavoro che è comunque indispensabile per entrare in contatto con il proprio inconscio in modo proficuo per la crescita umana e spirituale.

Tutto questo comunque permette di vedere la propria realtà profonda, permette di entrare nella più profonda verità personale, permette di sviluppare una certa compassione vera per chi non ci riesce, per chi inizialmente non accetterà i nostri cambiamenti che diventeranno sempre più evidenti, questo lavoro permette di vedere la realtà delle cose della vita quotidiana senza entrare in contrasto con ciò che accade.

Se dovesse capitare di andare in contrasto con “chi non sa guardarsi dentro”, forse sarà il caso di fare una AutoOsservazione sulla nostra capacità di compassione, fermarsi, pensare a ciò che sta succedendo, a ciò che ci manda in reazione e sentire in noi dove si trova questa reazione, fare AutoOsservazione sulla nostra reazione a questa cosa.

Non si diventa superiori a nessuno, si diventa solo più veri.

La verità, quella che non ha bisogno di strillare, quella profonda che viene dall’aver visto da dove nasce ogni cosa, non va mai in contrasto con le cose della vita, anzi, viene accettata sempre. Se nasce un contrasto dopo aver visto e parlato di una nostra versione della verità, evidentemente non abbiamo ancora toccato il nocciolo profondo in noi riguardo a quell’argomento, abbiamo ancora da “lavorarci” nella nostra profondità.

Infine
Se tu migliori, migliorerai un frammento della società o almeno dell’angolino in cui vivi.
Il mondo è fatto di 7 miliardi di angoli o come stava suggerendo il correttore automatico, 7 miliardi di angeli, in gran parte “caduti”.
Il mondo siamo noi, con quello che crediamo e a cui diamo energia con i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre opere.

Le “brutte energie” ci sono, non possiamo distruggerle perché fanno parte di noi o meglio, della nostra inconsapevolezza. Sono tali perché non riusciamo a vederle e ci rifiutiamo di vederle nel loro punto di origine, cioè in quel punto dove in noi stanno prendendo o accumulando energia.
È l’accumulo o la perdita di energia che alimenta la sofferenza, è la nostra mancanza di coscienza del punto di origine in noi stessi che porta allo squilibrio dal quale nasce la sofferenza, è la nostra inconsapevole incapacità di guardarci dentro nel giusto modo che genera sofferenza.

Noi, come già detto, inconsapevolmente creiamo scenari oppure cerchiamo scenari già creati dove ciò che sentiamo in profondità si possa manifestare meglio, lo facciamo sempre inconsapevolmente.

Più ne abbiamo bisogno, più scenari brutti creiamo o contribuiamo a creare.

È così che si alimenta la coscienza collettiva, passo dopo passo, creazione dopo creazione, mattone dopo mattone, albero dopo albero, associazione dopo associazione con chi ha bisogno di manifestare la stessa nostra sofferenza in ogni cosa che facciamo inconsapevolmente.

Siamo tutti concatenati, tutti usiamo tutto e tutti.
Ogni cosa che usiamo diventa importante, ogni cosa che diventa importante comincia a prendere e/o risucchiare energia a noi stessi e a tutti coloro che come noi gli danno importanza, inconsapevolmente.

Per interrompere questo vortice di energie informate (pendoli) che portano a sofferenza possiamo lavorare concretamente solo in noi stessi nel modo descritto qui.

Se io ho “sciolto” i miei “legacci emotivi” che davano importanza a qualcosa di brutto, quella cosa avrà un alimentatore in meno, io da solo non cambierò le cose ma, se con questo scritto e con le mie opere quotidiane o con il mio lavoro di qualunque genere esso sia, potrò portare alla consapevolezza altre 10 persone, saranno 10 alimentatori in meno.

Senza forzature, per la prima volta chiedo di diffondere un mio messaggio, questo messaggio più che potete, gratuitamente.

Chi è pronto, capirà e ritornerà a sé.

Ps. I problemi che viviamo, oggi li vediamo da questo livello di coscienza e da qui vorremmo risolverli, ma come disse Albert Einstein, non puoi risolvere un problema con la stessa mente (mentalità) che l’ha creato.
Imparando a vedere il punto di origine di tutto quello che viviamo, cambierà inevitabilmente anche la mente e la mentalità e da quell’altra mentalità sicuramente vedremo soluzioni che da qui sono invisibili.

Buona AutoOsservazione
Buona diffusione
Buon lavoro
Buona Vita

Da Giuseppe Lembo.
San Paolo di Civitate 4 dicembre 2020.

2 thoughts on “AutoOsservazione, obiettivi e coscienza collettiva

  1. Sono qualche anno che ti seguo,putroppo non riesco a innescare la leva per cominciare, sarà la pigrizia la poca costanza ,intenzione limitata,ma nulla toglie ,l apprezzamento al suo stupendo lavoro .
    Buon anno e buon lavoro
    Apollonio Daniele

    • Ti ringrazio per la fiducia.

      Quando ho finito il secondo corso con Antonio Origgi sulla conoscenza e comunicazione con il proprio inconscio, Lui ci raccomandò di non essere troppo “fedeli all’insegnamento ricevuto”.
      Sono linee di massima dalle quali partire con principi di base abbastanza corretti ma che poi vanno “personalizzati”.

      il cocktail personale di blocchi emotivi ci rende unici in ogni cosa, compreso il “modo di comprendere” le cose che vediamo, viviamo, impariamo.

      In una classe elementare, ma anche all’università, il professore è uno solo ma a parte i pappagalli che ripetono a campanella ogni parola, tutti gli altri acquisiranno un insegnamento un pò diverso tra loro. Non tutti comprenderanno tutto ciò che il professore ha spiegato, in molti interpreteranno la lezione a modo proprio e spesso, grazie al proprio modo “diverso” di capire riescono anche a superare il loro maestro.

      Se il tuo inconscio ti ha tenuto su questo blog per così tanto tempo è perchè c’è dentro qualcosa che “ti serve”, ma io ti invito a “superarmi”, ad avere il coraggio di “andare oltre” ciò che hai letto qui e di personalizzare l’esperienza che fai pur tenendo presente ciò che hai letto.

      Ciò che ho imparato dal “mio Maestro” è molto diverso da quello che sto facendo ora e che spesso qui ho illustrato per sommi capi ma volutamente non totalmente dettagliato proprio per lasciare a ognuno la possibilità di “diventare il maestro di se stesso”.

      Forse è questo che devi fare, o almeno questo mi sento di dirti adesso.

      Questo blog è solo una raccolta delle mie esperienze nel lavoro e dialogo con il mio inconscio, non è tutto il mio lavoro, ma solo una parte, solo quella parte che può servire da starter per chi come te cerca qualche input, ma poi il lavoro più “di fino” devi farlo tu.

      Abbi fede, anzi, fiducia in te stesso, te lo ripeto, se hai seguito tanto tempo è perchè il tuo inconscio te l’ha chiesto, ma forse devi fare la tua parte facendo tue le linee di base e poi lavorando “a modo tuo”.

      l’unica raccomandazione che ti faccio è… non fare tutto questo lavoro per “sistemare le cose”, fa che la “sistemazione delle cose” sia solo un effetto collaterale del lavoro. Impegnati ad aprire un dialogo con il tuo inconscio con l’intenzione di metterti al suo servizio, affinchè ciò che sta cercando di manifestare possa ricevere la luce della tua attenzione.

      Portare luce nella propria oscurità è questo, portare la nostra mente educata e serena nella osservazione di ciò che in noi non abbiamo mai avuto il coraggio di vedere.

      La luce entra in noi attraverso gli occhi, gli occhi sono i portatori di luce, rivolgiamo il nostro sguardo a queste parti interiori che tentano di mostrarsi ma che per tanti motivi abbiamo sempre “inconsapevolmente evitato di vedere”.

      e anche se l’hai già fatta tante volte, di nuovo Buona AutoOsservazione, ma con più libertà.

      Spero tu possa un giorno raggiungere risultati che possano amplificare questo lavoro e diffonderlo nel mondo meglio e più arricchito di come ho saputo fare io fin qui.

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