sofferenza, resa e consapevolezza

Non bisogna opporre resistenza né fuggire dal problema ma entrare in esso, fare parte di esso, usarlo come elemento di liberazione.
Alejandro Jodorowsky
 
Leggo molti post come questo che invitano ad
“attraversare il proprio dolore”
invitano a
“non scappare dalle proprie sofferenze”
a restare nel proprio dolore ecc…
 
Che senso hanno questi “inviti”?
Perché anche personaggi “illuminati” del passato si sono spesi in queste parole così… apparentemente folli?
Di solito scappiamo dalle cose che ci fanno soffrire e questo sembra molto logico e invece questi “maestri” chi chiedono di restarci dentro…
 
Nella vita ho visto e visto che, nella sofferenza ci sentiamo piccoli.
 
In ogni situazione che ci provoca sofferenza noi ci sentiamo ritornare letteralmente bambini.
Perché?
 
Perché ogni sofferenza é una messa in scena del nostro inconscio e… Perché il nostro inconscio é una serie di ricordi della nostra infanzia, é il nostro bambino interiore, è Lui che si manifesta.
 
L’inconscio é memoria dell’infanzia che si ripropone a noi stessi esattamente COME é stata memorizzata nel momento in cui avvenne “il fatto” che oggi riemerge.
 
É INconscio, cioè non riusciamo ad esserne coscienti, perché è memorizzato nello stesso modo di ragionare e vedere “le cose” di quando eravamo bambini. E noi “adulti”, NON sappiamo comprendere i bambini, non siamo coscienti di cosa ci dicono veramente i bambini.
Al massimo possiamo comprendere le parole, ma il senso che quelle parole hanno per loro, non sappiamo comprenderlo più.
 Nella sofferenza noi focalizziamo la nostra attenzione su qualche particolare della scena attuale che richiama un ricordo della nostra infanzia, un ricordo di qualcosa che non abbiamo compreso a quell’età.
 
Se proviamo a spostare la nostra focalizzazione mentale, la sofferenza può cambiare in qualcos’altro o, a volte, provvisoriamente annullarsi del tutto, ma questo non è un modo per risolverla.
 
Si dice che, bisogna attraversare il proprio dolore, la propria sofferenza, ma non ci dicono il perché.
Dobbiamo farlo perché così facendo abbiamo la possibilità di rivedere e rivivere quel momento della nostra infanzia che adesso, attraverso questa sofferenza, sta chiedendo spiegazioni.
Le spiegazioni non sono mentali, non sono sempre cose “logiche” per una mente adulta, ma sicuramente lo erano per il bambino che sta riemergendo ora.
 
Lo ripeto, nella sofferenza ci sentiamo piccoli, ci sentiamo come eravamo all’età che avevamo quando è nato il problema che oggi ci fa soffrire.
 
Attraversarla, attraversare la sofferenza CONSAPEVOLMENTE, senza scuse e scappatoie, ci permetterà di VEDERE e sentire dentro, con lo stato d’animo e soprattutto tutte le sensazioni di allora, unito alla maturità di oggi, quella stessa incomprensione e di risolverla.
 
Ovviamente però, mentre ci “immergiamo nella nostra sofferenza”, dobbiamo essere semplici, come quel bambino che sta riemergendo , non dobbiamo coprirci con tutte quelle maschere, magari da guru della meditazione ecc che abbiamo costruito negli anni, perché le nostre maschere, prima di nascondere le nostre debolezze e la nostra sofferenza agli altri, la mascherano a noi stessi e, oltre a nasconderci la nostra sofferenza, ci nascondono anche la possibile comprensione e soluzione definitiva cambiando e falsando lo stato d’animo che si sta manifestando.
 
Ogni sofferenza ci fa sentire piccoli?
Bene!
Questo è un modo spontaneo e naturale per guardarci dentro e rivedere tutto quello che dobbiamo ancora capire, comprendere e correggere!
Però, consapevolmente!
 
Consapevoli del fatto che sta emergendo un ricordo dell’infanzia che adesso è il momento di vedere, rivivendolo possibilmente con lo stesso stato d’animo e la stessa semplicità e leggerezza che avevamo nell’infanzia quella prima volta che questo problema si è presentato a noi, cioè.
Se questa sofferenza mi fa sentire piccolo, io divento piccolo e mi guardo dentro dalla mia piccolezza che sta emergendo adesso perché solo così, IN QUESTO STATO D’ANIMO DI BAMBINO FERITO CHE STO SENTENDO ADESSO, c’è la radice vera e completa del problema che devo ancora risolvere IN ME.
 
Il sentirsi piccoli ci mette nello stesso stato d’animo che avevamo a quell’epoca, questo stato d’animo é fondamentale per innescare il ricordo spontaneamente, é il sistema naturale di guarigione che Dio ci ha dato.
 
Nel mondo olistico si parla anche di resa, arrendersi, perché?
Perché nella resa abbandoniamo le maschere, emerge il nostro bambino interiore, riviviamo la sofferenza senza filtri, rivediamo a volte proprio la scena iniziale, ma soprattutto entriamo nello stesso stato d’animo che avevamo quando è nato il problema nella nostra infanzia e, unito alla maturità arresa di oggi, non prepotente, si comprende qualcosa.
A volte non sappiamo neanche cosa abbiamo capito, ma abbiamo la sensazione certa che qualcosa da quel momento in poi la vivremo in un modo nuovo, sicuramente più consapevole, più maturo.
 
Questo passaggio permette di raggiungere la maturità emotiva… ed è assolutamente naturale.
 
Soffrire si, ma consapevolmente.
Arrendersi si, ma consapevolmente.
(lo stesso argomento è stato trattato più diffusamente nel seguente post)… http://osservazionequantica.altervista.org/il-segreto-e-se-non-ritornerete-come-bambini-non-entrerete-mai/