La compassione consapevole.

La compassione consapevole.

 

Non possiamo pretendere di mettere tutta l’umanità nel nostro “percorso perfetto”, non tutti sono pronti ad affrontare un tale cambiamento con il nostro stesso ritmo e non per tutti il percorso è lo stesso.

 

Dobbiamo sempre tener presente che tutte le nostre convinzioni profonde hanno determinato quello che oggi siamo, anche il corpo che abitiamo e che riteniamo essere noi stessi… e non è sbagliato pensarlo in quanto questo corpo é la somatizzazione, la cristallizzazione di tutto quello che siamo in profondità, nell’inconscio e nell’anima, quindi questo corpo è effettivamente noi stessi, ma ad un livello molto più profondo di quello a cui troppo spesso pensiamo.

 

Cambiare radicalmente e troppo velocemente una lunga serie di convinzioni profonde (credenze limitanti, blocchi emotivi ecc…) porterà ad uno squilibrio fisico potenzialmente pericolosissimo, non tutti possiamo sopportare un cambiamento troppo veloce anche se questa è comunque, sostanzialmente, la nostra natura.

Ognuno ha i suoi tempi.

 

L’unica costante della vita è il cambiamento, un cambiamento che mira inconsapevolmente alla propria perfezione.

 

Le persone che vorremmo aiutare e che non recepiscono il nostro messaggio oppure quelle che non possono proprio comprenderlo, per esempio i disabili mentali, le aiuteremo di più con la nostra compassione consapevole che con mille consigli e stratagemmi più o meno psichici.

 

La compassione, però, deve essere un sentimento maturo, appunto, consapevole.

Ma consapevole di cosa?

 

Per compassione molto spesso si intende qualcosa di educato, qualcosa di rispettoso, qualcosa che in qualche modo però ci pone in una condizione di (nostra) inconsapevole (presunta) superiorità…

Questo tipo di compassione non aiuta il “ricevente”, non trasmette nel giusto modo le informazioni di guarigione che vogliamo trasmettere, questo tipo di compassione trasmette più il nostro senso di superiorità che il messaggio profondo che mentalmente vorremmo inviare, questo tipo di compassione mentale non trasmette ciò che noi abbiamo già sperimentato IN NOI STESSI, la nostra esperienza di guarigione… (e ovviamente si da per scontato che la volontà di aiutare venga da una esperienza di guarigione vissuta personalmente e consapevolmente).

 

La compassione consapevole deve essere permeata dalla consapevolezza dei limiti attuali del ricevente ma insieme anche alla consapevolezza e fiducia nelle sue innate capacità di recepire quelle informazioni sottili che viaggiano da cuore a cuore, pur nonostante gli attuali evidenti limiti.

 

Ognuno di noi ha le stesse capacità di autoguarigione, in questo siamo tutti uguali, la grande differenza sta solo nella fede che abbiamo in questa capacità nostra e di tutta l’umanità… e per chi c’è già arrivato, nella capacità di credere ed avere questa compassione consapevole anche negli altri, cosa che può permettere di risvegliarla anche in chi, per ora, non può capire…

 

Ma questa comprensione deve passare da cuore a cuore, non necessariamente con le parole e addirittura a volte anche senza fare proprio nulla di materiale… ma limitandosi solo ad avere, a sentire dentro se stesso la fede profonda nella capacità di comprensione del ricevente, la capacità di comprendere, dal nostro al suo cuore, che può trovare in se stesso la capacità di capire e guarire perché ne è dotato per natura come ogni essere vivente.

 

Bisogna avere l’umiltà per capire che ognuno ha il suo percorso, e che il percorso stesso, cioè la vita quotidiana nella quale ognuno di noi è immerso quotidianamente, è sostanzialmente la scuola che ci insegna la guarigione e, in quest’ottica, ogni percorso é potenzialmente valido e utile.

 

Tutto quello che viviamo nella quotidianità, ha una utilità per il nostro inconscio per far emergere le nostre ferite emotive.

Quello che manca in chi non riesce ad uscire dal loop di sofferenza sempre uguale, è una consapevolezza profonda che non si può spiegare con le parole della mente, la consapevolezza della sua potenziale capacità di comprensione e autoguarigione.

 

Stiamo parlando di un equilibrio e di una alchimia emotiva davvero complessa e delicata ma alla fine di tutto, “semplicemente” di maturità emotiva.