Ascoltare in silenzio.

La “tecnica di guarigione” della vita più potente che conosco ed ho applicato in me stesso è”l’ascolto me stesso”.

Ma non si tratta di ascoltare nel senso di “seguire e ragionare sui miei racconti mentali”.

È un ascolto diverso, è un ascolto fatto solo di “presenza A ciò che ogni cosa mi trasmette interiormente”.

Non è la “mente interiore”, non è il ragionamento che bisogna ascoltare ma le sensazioni che ci arrivano mentre ascoltiamo i nostri rimuginii mentali.

La cosa è tutta psichica ma è anche più fisica di quanto possiamo immaginare.

Ogni cosa che vediamo o sentiamo o immaginiamo o pensiamo o farfugliamo o cerchiamo, ha un collegamento diretto con qualcosa all’interno di noi stessi, anzi viene proprio da lì.

Là fuori sta accadendo quello che vediamo, non è fantasia, è realtà.  Non crediamo a chi dice che non là fuori non c’è nulla, ma prendiamo coscienza che contemporaneamente stanno accadendo anche mille altre cose che non vediamo.

Perché non le vediamo?

Perché vediamo solo quello di cui ci accorgiamo?

Semplicemente perché “quel qualcosa” in noi che vuole essere vista, ha trovato, in ciò che vediamo, in quello su cui ci focalizziamo da là fuori, un qualcosa che fa risuonare più forte e più facilmente questa nostra “sensazione interiore”.

È questa “cosa” che va “ASCOLTATA”, sentita totalmente in noi stessi.

Questa sensazione che stiamo sentendo adesso, in questo periodo, in questo momento, ADESSO.

È in noi, da qualche parte nel nostro corpo, è lì che chiede solo di essere degna della nostra attenzione, l’attenzione alla parte più profonda e vera di noi stessi che si sta manifestando ora, adesso, dentro, in noi stessi.

Questa è la causa della nostra focalizzazione mentale del momento o del periodo.

Sono molte cose, l’ascolto di sé fatto in questo modo dovrebbe essere fatto sempre, ovunque, in qualunque circostanza, non basta farlo una volta, andrebbe fatto soprattutto quando tutto vorremmo fare tranne che stare a sentire ciò che ci accade dentro, soprattutto quando ciò che vediamo fuori, nel mondo materiale all’esterno di noi stessi ci prende così tanto che non vediamo letteralmente null’altro.

Qualcuno disse di sorridere a tutti, soprattutto a chi non sa più farlo perché chi non sa più sorridere è colui che ne ha più bisogno di tutti.

 

Così dovrebbe essere la nostra attenzione a queste “parti di noi stessi” che ci chiedono l’attenzione, la nostra attenzione.

Questo è ciò che anche l’anima ci chiede quotidianamente, di essere vista, sentita, ascoltata in silenzio, nel silenzio della nostra mente, nel silenzio di una nostra mente sveglia, presente, rispettosa del momento e di ciò che sta accadendo in questo silenzioso ascolto di sé, della propria anima.

L’anima si è incarnata per fare un’esperienza fisica e materiale, ha predisposto tutto ciò di cui ha bisogno per fare questa esperienza.

Tutto ciò che siamo, tutto ciò che abbiamo in dotazione, sia fisicamente che materialmente che psicologicamente è stato determinato dalla nostra anima, nulla è a caso.

Abbiamo un certo “libero arbitrio” nel modo di usare ciò che abbiamo a disposizione ma non possiamo fare a meno di nulla di ciò che abbiamo, anche le cose apparentemente più “dannose”, se stanno nella nostra vita, ci appartengono a livello animico.

Così anche la mente è preziosa, è forse addirittura l’elemento più prezioso di tutti.

Nell’AutoOsservazione è la mente “ben educata e silenziosa” che offre all’anima la possibilità di completare l’esperienza del momento.

Fino a quando anche un solo frammento della nostra mente sarà rivolto altrove, lontano dal momento presente, l’anima sentirà una mancanza e questo non Le permetterà di fare l’esperienza completa del momento.

Fino a quando la sua esperienza non sarà fatta in modo completo, cioè con ogni frammento della nostra mente rivolta solo al momento presente, all’adesso, all’interno di noi stessi, nel nostro corpo e nella nostra “energia”, proprio dentro l’esperienza del momento senza giudicare, senza giudicarci, senza cercare colpevoli, senza soprattutto cercare scappatoie o scorciatoie, fino a quando non saremo capaci di comprendere l’importanza del Qui&Ora TOTALE, saremo “costretti” a ripetere sempre le stesse esperienze interiori.

Potremmo cambiare lavoro, città, vita ma ogni nuova cosa che faremo avrà sempre lo stesso sapore profondo, avrà sempre la stessa valenza emotiva della quale inconsapevolmente arriveremo a diventarne schiavi o addirittura portabandiera.

Vedi i “rivoluzionari arrabbiati”, avranno anche trovato un “giustificato motivo” per esprimere la loro rabbia, ma al di là del motivo materiale, la motivazione reale e profonda sarà sempre il loro bisogno di esprimere rabbia e fino a quando non vedranno la fonte di rabbia dentro loro stessi, continueranno a cercare motivazioni esterne, colpevoli, cattivoni, imbroglioni, tutte cose che li terranno lontani dall’ascolto profondo ma saldamente impantanati nella loro rabbia che li corrode dentro nella loro più assoluta inconsapevolezza.

 

Potranno anche arrivare (inconsapevolmente )a “creare” motivazioni che alimentano la rabbia, a creare scenari brutti per aver ragione della propria rabbia, arriveranno inconsapevolmente a sabotare la realtà pur di alimentare la propria rabbia, arriveranno a vedere le cose da un unico punto di vista che è quello della rabbia.

Qualcuno disse, più si alza il volume, più si è lontani dal cuore.

Questo vale per qualunque emotività profonda che non si riesce a vedere in sé stessi, il meccanismo è identico.

Paura, tristezza, rivalsa, vendetta, cattiveria gratuita e quanto di peggio possiamo immaginare e vivere inconsapevolmente in noi stessi, si autoalimenta sempre allo stesso modo, sia che ne siamo vittima sia che ne siamo artefici (carnefici) e attireremo e/o daremo forza e (la nostra) energia a tutti quelli che vivono nella stessa emotività profonda, contribuendo inconsapevolmente all’ingigantimento di tutto ciò che può alimentare questa emotività profonda.

 

Entrando in ciò che ci attraversa, entrando totalmente nella parte interiore dell’esperienza del momento, come detto prima, senza giudicare né giudicarci, permetterà all’anima di fare la sua esperienza e di liberarci dal compito di alimentare, nutrire o creare ancora scenari utili a mantenere quella emotività profonda che ha fatto da filo conduttore della nostra vita.

Questa è la trascendenza spiegata nel modo più semplice che posso ora, mi dispiace non riuscire a semplificare oltre ma questo è, chi è pronto capirà.

 

Un’ultima cosa è importante sapere.

Questo “lavoro” viene avviato di solito per “aggiustare la vita” o le cose della vita e mi sembra anche giusto dal punto di vista di chi ancora non ha fatto consapevolmente questa esperienza, ma il desiderio di “aggiustare la vita” purtroppo stride fortemente con il desiderio dell’anima.

L’anima ci ha messi in questo casino per fare emergere la sua necessità emotiva di cui vuole fare esperienza e l’ha fatto attraverso ciò che alla nostra mente (logicamente) non piace, l’ha fatto attraverso ciò che vorremmo “sistemare”. Approcciarsi alla AutoOsservazione con l’intenzione di risolvere la parte materiale della situazione, significa urlare all’anima di smettere di manifestarsi attraverso questo casino, questo è esattamente il contrario di quello che Lei vuole.

Voler “sistemare le cose” significa voler interrompere le manifestazioni dell’anima.

E allora? Ci teniamo il casino per compiacere un’anima dispettosa?

Certo che No!

È importante cambiare l’intenzione. Se abbiamo capito che è l’anima che vuole fare questa esperienza, dobbiamo approcciarci all’AutoOsservazione con l’intenzione di OFFRIRE ALL’ANIMA LA POSSIBILITÀ DI FARE QUESTA ESPERIENZA DEL MOMENTO ATTRAVERSO LA NOSTRA VITA MATERIALE,  ATTRAVERSO IL NOSTRO CORPO, ATTRAVERSO LA NOSTRA ATTENZIONE totalmente rivolta a noi come già detto prima.

Quando l’esperienza sarà stata fatta in modo totale, non ne avremo più bisogno e tutto il castello creato per sentire quella emotività profonda perderà energia, perderà importanza, a volte lo vedremo sgretolarsi senza alcuno sforzo. La battaglia finisce.

 

Ho esordito chiamando tutto questo “tecnica di guarigione” ma non è proprio corretto.
Non è una tecnica, questo è il naturale modo di stare al mondo che avremmo avuto se non fossimo stati indottrinati a guardare gli altri e a confrontarci per essere migliori degli altri, dimenticando che l’unico di cui dobbiamo essere migliori è il noi stessi di ieri, ognuno deve migliorare solo se stesso, rispetto a se stesso ed è facile e naturale se solo si re-imparasse a prendere lezioni da se stessi, da dentro sé stessi quotidianamente, rispettosamente, nel silenzio ma totalmente presenti.

Buona AutoOsservazione, buon ascolto.

 

Con Amore da Giuseppe Lembo. 🙏